Il ragazzo di sinistra

Mi siedo davanti a questa persona che un po’ conosco e un po’ no. In questo bar di profonda provincia, che nessuno troverebbe mai, e credo sia questo il motivo per cui è considerato cool. Ma in realtà non è cool per niente.

La frase al limite del maschilismo arriva dopo poco, breve, nascosta da un sacco di parole e prese di posizioni considerate di sinistra. E il suo essere di sinistra è un po’ l’unico motivo per cui mi trovo qua. In questo bar dimenticato da tutti, che fa molto cool.

La frase che mi fa capire che io sono seduta davanti a lui perché il mio essere non bianca rappresenta ai suoi occhi il massimo della trasgressione, per un maschio bianco eterosessuale cisgender nato e cresciuto in un ambiente di bianchi. Ecco la frase che mi fa capire che io per lui non sono altro che un trofeo da esibire alla gara delle persone più di sinistra, la frase, mi colpisce come se fosse uno schiaffo in faccia.

Dolce post-it, che mi ricorda quanto sia difficile trovare qualcuno di sinistra che ti tratta per quello che sei. Una persona nera, nata e cresciuta in un contesto di persone bianche, come lo è d’altra parte la mia cultura.

Lo guardo, senza più ascoltare quello che dice e vedo riflessi nei suoi occhi i sogni, di lui, giovane rivoluzionario, che come atto di ribellione a non so chi, mi porterà nei posti più in voga. Mostrandomi ai presenti come un cane di razza, la medaglia finale del perfetto ragazzo di sinistra. Perché lui non ha paura di uscire con una persona nera.

Me lo vedo, che sogna già una fusione di razze, tipo film americano in cui la famiglia del bianco diventa amica di quella della nera, con non poche vicissitudini. E me lo immagino che pensa al prossimo post di Facebook da postare, in cui fra le righe ricorderà a tutti che lui è uno di noi, lui può parlare per noi neri perché appunto è assieme ad una sorella.

Non mancheranno prese di posizione contro il razzismo, dette al mio posto, così da proteggermi da un mondo cattivissimo. Arriverà precisa anche la medaglia al valore del perfetto ragazzo di sinistra, quando sprezzante del pericolo sfilerà alle manifestazione per la cittadinanza. Lo guardo e vedo brillare nei suoi occhi il coraggio di chi non si vergogna di stare nel piccolissimo bar di provincia con una ragazza nera, che poi chi se ne importa se parlo dialetto veneto meglio di lui, ho studiato di più di lui in Italia e non conosco altra cultura che questa.

Mi meraviglio e mi rendo conto che la scelta del bar di merda, in culo ai lupi, finto cool e un po’ finto alternativo, non è stata un scelta a caso, fatta da te ragazzino che prendi un po’ troppi tranquillanti alla sera. No, tu l’hai fatto perché questo buco di culo è frequentato da amici tuoi, di destra e finta sinistra, così si spargerà la voce, e tu sarai incoronato medaglia al coraggio. E io di nuovo per te non sono altro che una cosa da esibire, per dimostrare al mondo quanto tu sia aperto al cambiamento. E il cambiamento sarei io.

Finisco questa lunga riflessione e non ascolto una parola di quello che dici, mentre ti alzi a prendere dell’altra birra artigianale che sa di culo, io ammicco a un tipo palesemente di destra, e riallineo tutto così. Facendo scempio di me stessa, circondandomi di persone di dubbio gusto.

Solo per mantenere qualcosa da dire a lei, dottoressa, che pago cinquanta euro a seduta.

Mi è mancata durante la quarantena.

Mi aiuti.

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