L’inutile falsità tipica della provincia.

Mi sveglio e mia nonna parla alle galline come nella pubblicità. Il sole sorge dalla parte della mia camera. La camera è mia fin dai tempi delle medie. E ogni risveglio è un pugno in faccia, il ricordo che io da qui non mi sono, in realtà, mai mossa.

Comunque.

Mi sveglio e mia nonna parla alle galline. Mia nonna dice che lei mi ha sempre amata, e non di un amore suo, ma di un amore da film, perfetto, tipo la nonna dei cartoni animati.

I suoi racconti stridono con i miei ricordi reali e con i fatti raccontati da mia madre.
Ma qui, in provincia, giochiamo sempre a chi fa più finta.

La mia vicina di casa canta sempre, e lei non fa finta, lei è felice, credo, sempre. E questo mi provoca gioia.
Negli anni del matrimonio mi provocava anche ansia, e un senso di inadeguatezza, perché le sue capacità di essere una brava madre/moglie/vicina/cuoca, stridevano con la mia incapacità di essere più o meno tutto.

Nel paese di provincia però è importante apparire. Casi di persone veramente felici come lo è la mia vicina, sono rari.

Noi provinciali, ci nutriamo di persone che sorridono e poi ti ammazzano il cane. Che ti stringono la mano e poi ti parlano alle spalle.

Io sono particolarmente affezionata a chi sbatte la tovaglia con furore (che bella parola furore), con sguardo attento. A chi va a messa, parla d’amore e compassione e nel momento in cui chiude la porta di casa non si avanza qualche sberla alla moglie.

Mi piacciono le persone che la loro falsità se la portano dentro, in casa, ben nascosti.

E nessuno dice niente, qui in provincia. Saltano matrimoni e lo sai dopo anni, ma le amanti le conoscono tutti.

E siamo tutti di sinistra ma non vogliamo gay in famiglia, non vogliamo i profughi dentro casa e non vogliamo mai dire le cose veramente come stanno, ci nascondiamo, tutti. Continuamente.

Dietro ai nostri bicchieri sempre pieni, e le frasi vuote, e gli amici di una vita che non sanno più cosa dirsi perché, infondo, non sappiamo se essere tristi o felici o tristi e felici.

Perché infine lo sappiamo, che stiamo solo facendo finta tutti. E alla fine non riconosciamo più cosa è vero e cosa no.

Alle volte ho dei momenti in cui scambio le persone e penso che mi vogliano veramente ascoltare o capire o accettare. E in quel momento rompo quel fragile equilibrio in cui la verità si schianta sulla finzione e la rivela per quello che è. Un mondo di plastica costruito per non impazzire in questa bomboniera perfetta di case grandi e tutte uguali, con persone grandi e imperfette.

E io non so come fare.

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